Babolat Pure Strike Tour – Test

Pure Strike Tour

Scheda tecnica:

headsize 98 inch2

peso 320 grammi

bilanciamento 32 cm

schema corde 18×20

rigidità 68 RA

lunghezza 68,5 cm

profilo (t-c-m) 21-23-21 mm

Nel mondo degli appassionati di tennis Babolat viene spesso associata solo a racchette profilate, ma Babolat non è solo Pure Drive o Aeropro Drive, è anche altro. Da quando ha fatto ingresso nel mercato, la casa francese ha sempre inserito in listino telai da controllo come la Pure Control, prima, e successivamente Pure Storm e Aero Storm, più classica la prima, molto particolare la seconda.

Oggi, invece, Babolat vuole impensierire le concorrenti con la Pure Strike, un telaio all’avanguardia, che rispetta i canoni del tennis moderno. Oggetto della prova è il modello Tour 18×20 da 320 grammi, ma in listino sono presenti anche modelli più leggeri da 305 grammi, sia in versione 18×20 che 16×19, oltre alla versione da 100 pollici con pattern 16×19.

Esteticamente la Pure Strike Tour è particolare, l’abbinamento di colori la rende immediatamente riconoscibile e fa di tutto per farsi notare. Il piatto è piuttosto squadrato, tipico dei modelli iperagonistici di Babolat, e molto raccolto verso l’alto, infatti, ad una prima occhiata, sembra più piccolo di un 98 pollici. Profilo sottile, non sottilissimo, e variabile, infatti, al cuore del telaio i millimetri di spessore sono ben 23, soluzione che tende ad irrigidire il telaio in quel punto per garantire migliore stabilità nell’anticipo, mentre in testa e al manico si rileva 21 mm. Bella la vernice satinata grigia a contrasto con il rosa fluo. Per il resto, l’estetica è piuttosto pulita e piacevole.

Prova sul campo. Già mantenendola si capisce che è un telaio da giocatore agonista, non maschera il peso e ci vuole un braccio forte per reggerla. Lo schema 18×20 non è fittissimo, ma fa capire subito che c’è bisogno di sostanza ad ogni colpo. Da fondocampo si muove abbastanza bene, non senza qualche accenno di fatica, ma ripaga con una sensazione di pesantezza di palla e potenza che pochi telai possiedono, scuramente merito del bilanciamento più avanzato rispetto alla concorrenza e alla rigidità piuttosto alta. Per fortuna flette abbastanza in basso e il braccio ringrazia. Dà una bella sensazione di solidità e di reattività allo stesso tempo, infatti, è destinata a chi tira forte e tende ad impattare avanti, senza dissipare energia in rotazioni, proprio per sfruttare sia la massa che la precisione del telaio. Impressiona la risposta pulita ad ogni colpo, specie quando il movimento è sciolto e la racchetta va avanti veloce. Impatta bene, il piatto è generoso e lo sweetspot è adeguatamente ampio, soprattutto in larghezza. Perdona tanto per essere una iperagonistica, è difficile fare un fuori centro. È la racchetta ideale per chi pesta pesante dal fondo e che non tende ad allungare gli scambi. Consente di anticipare davvero tanto l’impatto e invita a stare in porssimità prossimi alla riga e di avere movimenti puliti, ampi e veloci. Non è per niente adatta a regolaristi puri e arrotini, è un telaio da picchiatore puro, con poca rotazione e tanta spinta in avanti. Usata così è davvero micidiale, perché la velocità d’uscita della palla è notevole e il controllo direzionale non è da meno. Il rovescio della medaglia è nella rotazione in topspin, ne prende poca, giusto il necessario per passare la rete e controllare il colpo. Inutile tentare traiettorie troppo arcuate, il telaio diventa scorbutico e perde la sua naturale propensione alla spinta frontale. Il backspin invece esce pulito, pesante e veloce, accompagnato anche da un bel suono, soprattutto se lo si gioca con le spalle avanti, in maniera offensiva, poiché la palla resta bassissima. Qualche limite di peso e di bilanciamento viene fouori in fase difensiva, dove il back rallenta e l’esecuzione dei colpi in top spin tende a generare sempre una palla piuttosto bassa e filante. Costringe a tentare qualche soluzione azzardata, piuttosto che a resistere in palleggio. D’altronde, l’utente tipo di questo telaio è un attaccante puro, specie se cerca la rete.

A rete, infatti, nonostante una sensazione di manovrabilità leggermente limitata, continua a dare sensazione pulita di impatto e consente di affondare volèe molto pesanti e profonde, merito della massa e dello schema 18×20, oltre che della reattività. Se le volèe escono precise, lo smash è da cecchini russi! A rimbalzo, al volo, dal fondo, in tutte le situazione consente di affondare il colpo sopra la spalla e di trovare sempre profondità e precisione.

Al servizio continua a dare soddisfazioni, specie con le soluzioni piatte e slice. In questo frangente si mostra precisa e soprattutto potente, specie rispetto ad altre concorrenti più blasonate. Il telaio risponde molto velocemente e la palla esce molto presto dalle corde, per questo motivo il kick è la soluzione che viene meno bene al servizio, perchè la palla tende a stare bassa e non salta su in maniera corposa. Per fortuna, come detto, le atre soluzioni vengono più che bene.

In definitiva, Babolat propone un telaio classico riproposto con rigidità media e punto di flessione relativamente basso, per aprire le porte ai giocatori d’attacco moderni, garantendo potenza aggiuntiva e reattività per poter spingere sempre e comunque, con i piedi nel campo o in fase difensiva. Alla potenza si contrappone una manovrabilità non da primato, ma va detto che il telaio è destinato ad una fascia d’utenza medio-alta e pertanto dipende molto dalle doti fisiche del giocatore.

La qualità percepita è più che buona. Il paintjob ben fatto e finiture ben eseguite la rendono piacevole al tatto e alla vista. Volendo essere pignoli, il grip di serie lo avremmo preferito totalmente liscio, senza scanalature, come il Syntec Pro che equipaggia buona parte della gamma Babolat. I due telai in prova differivano di un solo grammo alla bilancia, con un bilanciamento identico, praticamente identiche staticamente e dinamicamente.

La Pure Strike Tour ai voti:
Potenza: 7.5
Controllo: 8
Maneggevolezza: 6.5
Comfort: 7
TopSpin: 6
BackSpin: 7.5
Servizio: 7.5
A rete: 7
Qualità percepita: 8.5

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5 Comments

  1. Rispetto ad una tfight 325 secondo te come si presenta? Adesso gioco con pure storm + tour. Dalla descrizione sembra un rebrand di quest’ultima… o c’è di più? Ciao e continua cosi. Compliments.

    • Ciao, grazie sempre per i complimenti. La Strike non è una variante della Storm, è proprio un altro telaio, con un feeling decisamente più reattivo. Paragonando le versioni Tour di Storm e Strike, la seconda è nettamente più potente, ma anche meno propensa allo spin. Penso che Babolat abbia sbagliato a non presentare una versione Tour 16/19. In ogni caso, rispetto alle T-fight ci sono molte similitudini, ma il flexpoint delle Strike è più basso. Nonostante ciò, la Babolat non offre grandissimo feeling, piuttosto è solidissima e molto votata all’attacco.

    • Non esattamente, è un telaio più rigido e più potente della Storm Tour. Tuttavia, oggi è disponibile la versione 2019 Tour con il pattern 16×19 ed è ancora un altro andare in potenza e soprattutto in feeling. NOn ho dubbi sul fatto che la nuova sia tre passi avanti.

  2. Ci ho giocato tempo fa e devo dire che è davvero solida e potente, all’impatto non svirgola di un mm ed è probabilmente la racchetta più stabile che abbia mai provata ma richiede un forza assurda e un tennis tipo alla Serena Williams cannonate da fondo risposte vincenti , la prima di servizio botta di piatto che spacca le righe ma ci vuole anche un fisico come il suo;) effettivamente un confronto con la sua Wilson Blade SW104 Autograph Countervail ci sta tutto.!

    • Beh, la Autograph ha tutt’altro livello di potenza e tolleranza, è tutta “più”. Offre qualcosa meno in maneggevolezza per via Delle dimensioni, ma l’efficacia generale è decisamente maggiore.

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