Intervista ad Alessandro Nizegorodcew, Direttore di SpazioTennis.com

Alessandro Nizegorodcew, 32 anni e tanta passione per lo sport, è un giornalista che lavora per alcune importanti testate italiane, ma ha molti impegni anche lontano dalla carta stampata. Direttore di Spazio Tennis, sito dedicato al Tennis a 360 gradi, ci racconta come è nata l’iniziativa e quali siano le motivazioni del progetto. Tra le attività di Spazio Tennis, ricordiamo l’Ace Cube, il premio, votato da una giuria di 100 tra giornalisti, coach e addetti ai lavori, che viene assegnato ogni anno per 6 categorie differenti: sorpresa maschile, sorpresa femminile, miglior under21 maschile, miglior under21 femminile, comeback of the year e, infine, una categoria speciale.
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Hai mai giocato a tennis? Qual è il tuo rapporto con questo sport?

Ho iniziato a giocare all’età di 7 anni a Fregene (località di mare vicino a Roma) su volere di mia nonna. Dopo un paio di annate in cui solamente d’estate mi destreggiavo con il tennis, ho chiesto ai miei di poter giocare anche durante l’intera stagione. Così è iniziata la mia avventura al Circolo Magistrati della Corte dei Conti con il tecnico nazionale Raoul Pietrangeli e tanti altri ottimi maestri. Da under 12 e under 14 mi sono tolto qualche piccola soddisfazione a livello regionale ma un grave infortunio al ginocchio (rotto menisco, crociato e collaterale giocando al maledetto calcetto!) mi ha bloccato. Dopo due interventi a quel ginocchio e poi, negli anni, altri due all’altro, non ho mai ripreso a livello agonistico e non ho quindi mai avuto classifica nazionale ma quando sono in forma, raramente, mi diverto ancora a fare da sparring agli agonisti del circolo R70 del mio secondo storico maestro Enrico Sellan e dove lavora anche mio cugino Nicola Corrente. Il mio rapporto con questo sport? Da piccolissimo ero molto calmo in campo, secondo anno under 12 ricordo invece che la racchetta era più in terra che in mano, poi mi sono nuovamente tranquillizzato. Il perché? Sinceramente credo di aver capito pian piano che in quel modo davo solamente un vantaggio al mio avversario. E’ uno sport che amo, dai tornei giovanili sino agli slam, passando per futures e challenger. Il tennis è uno e, solamente se analizzato nel suo complesso, può essere compreso e amato con pienezza.

Segui altri sport?

Mi sono, negli anni, specializzato sempre di più nel tennis, ma nella mia carriera giornalistica ho parlato (in radio) e scritto veramente di qualsiasi disciplina. Ho avuto la fortuna di seguire l’Olimpiade di Londra 2012 come inviato oltre ad altri importanti eventi. Ho lavorato per anni nel calcio e probabilmente una delle esperienze più formative è stata condurre per una stagione intera la trasmissione Buongiorno Calcio su Radio Manà Manà Sport con un grandissimo del calcio italiano come Angelo Di Livio. Quali sport seguo da appassionato? Sicuramente il calcio: sono milanista ma seguo un po’ tutte le partite che posso, in Italia e in Premier. Mi piacerebbe seguire anche altro, ma non ho il tempo materiale per fare tutto. Amo il Biathlon, disciplina che ho imparato ad apprezzare da pochissimo ma che è stupenda e che molti, per tanti motivi, accomunano al tennis per questioni di tecnica e fisico associati. Ho seguito dal vivo una tappa di Coppa del Mondo per lavoro lo scorso anno ad Anterselva e me ne sono innamorato. Potrei dire altri sport popolari come pallavolo, basket, atletica leggera e sci, ma se devo parlare di discipline che mi esaltano, anche se qualcuno, sbagliando, ama definirle “minori”, cito: tiro a segno (Campriani mi ha esaltato a Londra), pallamano, tiro al piattello, tiro con l’arco, ma anche badminton e tennis tavolo.
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Molti appassionati di tennis ti conoscono come voce di Supertennis, ma sei soprattutto un giornalista. di cosa ti occupi?

Nella mia ancor giovane, lasciatemelo dire, carriera ho lavorato in televisione, radio, quotidiani, periodici e ovviamente siti internet. Dopo 11 anni di radio la stagione 2014-2015 potrebbe essere la prima senza cuffie e microfone e la cosa mi rattrista non poco. Nel complesso ho quasi sempre trattato due argomenti: sport e musica. Ma negli anni ho testato un po’ tutto, dalla cronaca alla politica. Ad oggi collaboro con il quotidiano Il Tempo, sono telecronista su Supertennis e giornalista per Il Tennis Italiano oltre, ovviamente, a curare la mia creatura: il sito Spazio Tennis.

Da dove nasce Spazio Tennis? Quando è partita l’iniziativa?

Il progetto Spazio Tennis nasce nel giugno 2007. Avevo in mente questo nome perché nel 2006 avevo cominciato a lavorare a Nuova Spazio Radio e ho sempre avuto il sogno di poter un giorno condurre una trasmissione tutta mia chiamata appunto “Spazio Tennis”. Il sito nasce, in origine, come anticipazione e preparazione alla trasmissione radiofonica, che ho poi condotto per 5 lunghe e appassionanti stagioni. Dopo aver collaborato con vari siti specializzati di tennis ho sentito l’esigenza di trovare una linea editoriale diversa, che parlasse di tutto il tennis e non solamente di quello di vertice. Grazie all’aiuto di Vittorio Campanile (oggi direttore di Goal.com) ho aperto Spazio Tennis, che oggi sta ottenendo buonissimi risultati.
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Qual è lo scopo di Spazio Tennis? Quale, secondo te, il valore aggiunto?

Non c’è uno scopo vero e proprio, anche perché con un sito di tennis sicuramente è impossibile arricchirsi. E’ più che altro la passione a spingermi ogni giorno a passare ore davanti allo schermo per aggiornare il sito, cercando ogni giorno di rendere esclusive Spazio Tennis. Il valore aggiunto è proprio l’esclusività di ciò che scriviamo. Gli editoriali, salvo rari casi, non sono su Federer e Nadal, ma piuttosto di Kubler e Virgili. Ogni intervista è sempre realizzata da noi. Per mia fortuna, dopo anni di trasmissione radiofonica e stagioni intere a girare per il circuito (soprattutto nei tornei minori), ho tantissimi contatti che mi rendono la cosa possibile. Il valore aggiunto è la voglia di approfondire e non di informare. Per le news ci sono tanti altri siti che lavorano in tempo reale e sono curati in maniera straordinaria. Su Spazio Tennis non si entra per sapere se un giocatore ha vinto, ma, magari, per capire come ha fatto a raggiungere quella posizione in classifica dopo un lavoro lungo stagioni e stagioni. Il valore aggiunto, poi, sono i tanti collaboratori che gratuitamente, grazie alla loro passione, svolgono un lavoro eccezionale. Da settembre inoltre ho deciso di dividere il lavoro redazionale (assegnazione pezzi, impaginazione, ecc) con il co-direttore Alessandro Mastroluca e, incrociando le dita, devo dire che il salto di qualità è palese.

Spazio Tennis, perdona il gioco di parole, spazia dal tennis Under a quello dei top 10, qual è l’obiettivo?

Non c’è un reale obiettivo. Diciamo che cerchiamo di “arrivare prima”. Inutile parlare di Goffin oggi, noi lo facciamo da 5 anni. Inutile parlare di Kyrgios quando batte Nadal, noi proviamo a scovare i nuovi Kyrgios ben prima. Analizzando i torneo under 18 ma anche Tennis Europe (e quindi under 12, 14 e 16). Il tennis è tutto questo, il tennis è l’incubo dei futures, il tennis è il mondo challenger. Come già detto, se non si prende in considerazione il tennis nella sua totalità, compresa l’attività nazionale Open, non si riesce a comprendere questo sport.

Per fare un lavoro del genere, considerando anche la mole di articoli pubblicati, c’è bisogno di una squadra che segue il tennis a tutti i livelli, come è formata?

La squadra è formata da un gruppo straordinario di collaboratori. A parte il già citato Mastroluca, tutti gli altri ragazzi lavorano gratuitamente ed è per questo che non chiedo mai loro più di 1-2 pezzi a settimana. Il lunedì viene fatto un piano settimanale che però ovviamente cambia sempre in corso d’opera analizzando giornalmente quanto avviene nei tornei. Non voglio fare nomi per non scontentare nessuno, ma la composizione della redazione mi soddisfa al 100%. Sia per qualità, sia per abnegazione, sia per il “gruppo” che si è creato. Abbiamo anche organizzato un fantacalcio della redazione che mi vede rigorosamente nelle retrovie, ma questa è un’altra storia… Siamo in tutto 25 ma alcuni scrivono molto più spesso di altri. Vorrei citare solamente una persona, ovvero Luca Brancher, conoscitore di tennis come pochi al mondo. Ci conosciamo da anni e ci siamo incontrati in tanti tornei, rigorosamente minori (tranne Roma), e da tempo speravo di riuscire a coinvolgerlo in un progetto oggi importante come Spazio Tennis. Le storie che racconta Luca su Spazio Tennis sono da brividi e le consiglio a tutti.

Come è strutturato il sito? è una struttura già definitiva o ci sono novità in arrivo?

Insieme ad Alessandro Mastroluca abbiamo pensato a un buon numero di novità, ma è presto per svelarle. A gennaio speriamo di poter lanciare 2-3 iniziative interessanti, ma per ora non vorrei sbilanciarmi. La struttura del sito? E’ rigorosa ma molto semplice, abbiamo una serie di rubriche e categorie, tra cui mi sento di citarne dure: Tennis, Genitori & Figli, dove i genitori dei piccoli tennisti possono confrontarsi su qualsiasi argomento, dalla preparazione fisica alla programmazione dei tornei, e Players Lounge, in cui sono gli stessi tennisti professionisti a scrivere per noi. Il fiore all’occhiello di Spazio Tennis però rimangono le interviste esclusive, almeno 4-5 ogni settimana. Da giocatori top-100 a tennisti fuori dai top-1000.

Per salutarci, una domanda rivolta allo sportivo, prima ancora che al gioranlista. Ti emoziona di più un giovane emergente o un campione già afermato che eleva i suoi limiti?

Il campione affermato che riesce a superare i propri limiti più che emozionarmi mi impressiona. Djokovic, Murray, Nadal e Federer sono i giocatori che hanno dominato il circuito negli ultimi anni. Provate a dare un’occhiata a qualche loro match di 7-8 anni fa. Federer non aveva un rovescio copeto determinante e da quella parte soffriva molto più di oggi, Nadal non sapeva giocare a rete e con il rovescio faceva fatica a tenere la palla profonda, mentre i difetti sul diritto di Djokovic e Murray erano così palese da impressionare in negativo. Il vero campione, e loro lo sono, è quello che ogni anno cerca di aggiungere qualcosa al proprio tennis. In Italia mi sento di fare l’esempio di Paolo Lorenzi, che negli ultimi 5 anni ha compiuto un salto di qualità tecnico straordinario. Detto ciò, l’emozione giunge maggiormente da un giovane emergente. I tornei junior, quelli di alto livello, sono stupendi. E seguire la crescita, sin da under 10-12, di un futuro campione è la cosa più bella che ci sia. Certo, se è italiano meglio…
vienna_lorenzi

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