ZÜS Custom 95

In campo emergono differenze sostanziali tra le tre racchette proposte, tra maneggevolezza, potenza e fluidità di swing, ma tutte sono accomunate da un feeling altissimo con la palla e una sensazione di flessione molto generosa, merito di un flexpoint basso, seppure non bassissimo. Questo particolare, dona alla Zus Custom 95 una potenza notevole, con una reattività piuttosto presente, qualunque sia il setup finale e non è comune trovare un piatto 95 così propenso a rilasciare potenza e spinta anche solo in appoggio.

La versione A, la Bestia, tiene fede al suo soprannome, perché si sente tutta la sua lunghezza e il peso è amplificato dalla generosissima leva dei 28 pollici. Anzi, tutto è amplificato. La flessione del telaio è massimizzata, con un dweeltime molto lungo, che impone l’assoluto divieto di strappare i colpi, per rispettare il tempo lungo di permanenza della palla a contatto con le corde. Questo fenomeno crea un effetto catapulta molto carico e bisogna cercare più il controllo che la potenza, spingendo il giusto e tenendo il braccio composto nella dinamica. Il telaio non è così immanovrabile come si penserebbe, ma è comunque una versione super-agonistica, che ricorda molto la dinamica delle 340 grammi presenti sul mercato. Ma c’è un vantaggio, ovvero la leva maggiore, che rende i colpi molto più efficaci a parità di forza impressa. Lo spin è assolutamente fuori dal comune, sia top che back, ma bisogna accompagnare i colpi senza strafare, altrimenti si va fuori tempo. Praticamente, si deve cercare l’impatto nella maniera più concreta possibile, senza sbracciare troppo e, giocando in maniera fluida, si ottiene il massimo da questa versione, bisogna ricordarsi che il braccio non deve superare una certa velocità, altrimenti si fatica a tenere la racchetta in linea con l’impatto. Tuttavia, si configura come ottima soluzione per chi ha swing medio, stando spesso a fondo, e cerca una soluzione per trovare quella cattiveria aggiuntiva sui colpi. Infatti, anche quando si colpisce a mezza potenza, la risposta del telaio è di assoluto booster, con la palla che corre via facilmente e tiene traiettoria lunga, con una pesantezza di palla notevole. Di fatto, è la versione più ostica, che snatura un po’ le doti fluide e veloci della Custom 95 e che, probabilmente, si presterebbe meglio al piatto 100, magari anche in 18×20.

La versione B, la Bella, è una interpretazione agonistica molto ben riuscita, che sfrutta una leva maggiore rispetto alla standard, ma con un peso contenuto e una dinamica molto più fluida rispetto alla 28 pollici. Con la Bella, si sbraccia che è un piacere e consente anche lo strappo sulla palla, amplificando sempre la forza impressa, ma soprattutto la resa del top spin. L’aggiunta di velocità di esecuzione, infatti, consente di sfruttare un ottimo combinato di spin/potenza/ controllo utilissimo soprattutto per gli attaccanti e molto redditizio anche sul rovescio monomane, a ricercare più angolo rispetto al normale. Certo, l’inerzia non è bassa e 335 punti non sono per tutti, ma il telaio, essendo pieno all’interno, dona una dinamica equilbrata e composta, che consente, a differenza della versione A, di gestire meglio la testa del telaio. Anche in questa opzione di setup, la Custom 95 ha un dwelltime piuttosto lungo, ma meglio gestibile e assolutamente godibile dal punto di vista del feeling con la palla. Molto più diretta, intuitiva e comunicativa, lascia sentire meglio l’uscita della palla, fino alla fine, anche con un certo margine di correzione del movimento. Il fatto che il braccio sia più libero di agire, poi, rende la versione B la più “astrattamente” potente delle tre, proprio in virtù di una maggiore giocabilità e di una maggiore reattività alle sollecitazioni rispetto alla A e di proporzioni più cattive rispetto alla C. I 27.5 pollici, insieme ai 335 punti di inerzia, si sentono alla lunga, ma non in maniera invalidante, tuttavia, nonostante il peso contenuto, è  un telaio da agonista vero, da piccolo Wawrinka.

La versione C, offre una maggiore giocabilità nel lungo periodo, senza rinunciare a potenza e spin. Chiaramente, tornando ad una lunghezza standard, la maneggevolezza è superiore e tutto torna a portata di braccio. Però, e per questo motivo le ho dato il nome di Cenerentola, usandola per un po’, lascia scoprire che la sua consistenza è assolutamente superiore a tutte le aspettative, sotto molti punti di vista, ed equipara la prestazione di racchette di peso ben superiore. La potenza, infatti, è assolutamente presente, con una spinta data dalla testa piena e dal bilanciamento più avanzato rispetto alle sorellastre, meno devastante, vero, ma anche meno difficile e molto più sfruttabile, conserva una pesantezza di palla notevole e capace di far uscire colpi molto veloci dal piatto, anche quando si carica con le rotazioni, che si attivano più con il braccio, ma sempre ben accette dalla struttura di lughezza standard. Il pattern è reattivo e morde bene la palla, cosa che trasferisce una grande sensazione di controllo, sia in spin che piatto, dove lascia partire veri e propri siluri. La versione C è quella che gratifica il tennista che vuole il telaio sotto controllo, che cerca il movimento con il braccio e desidera una risposta diretta dalla racchetta. Sicuramente è il miglior feeling delle tre, quello più connesso alla palla, ma è anche la versione più reattiva, cosa che aiuta tantissimo nel controbalzo e quando ci si appoggia al gioco dell’avversario, mantenendo, però, quella riserva di potenza per stare lunghi nello scambio o per tirare un passante all’occorrenza. Ciò che stupisce di più, oltre alla stabilità della struttura, è la risposta viva, sempre corposa e appagante per resa e feeling. Sia chiaro, è molto agonistica anche in questa configurazione, replica la dinamica di una Blade 98, non vi fate ingannare  dal peso, c’è molta sostanza e si sente tutta.

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