ZÜS Custom 95

L’estetica della Zus custom 95 è davvero ben fatta. Giunta alla terza edizione, sempre con delle migliorie estetiche e tecniche, il telaio ha ricevuto una vernice nera più profonda, meglio satinata e sicuramente più ricca nel touch and feel. Le serigrafie sono ridotte al minimo indispensabile, come il 95 stamapto su un solo lato dell’ovale, rosso bordato bianco, mentre, sullo stelo opposto, con la stessa finitura, compare “ZuS”. Il tutto è compeltato dalla scritta Custom all’interno del piatto ad ore 12, e dalla Z stilizzata a mo’ di saetta, per richiamare il significato del marchio. Non molti sanno, infatti, che  ZÜS è uno slang contratto di Zeus, il Dio con la saetta, simbolo dell’azienda dal 2012, e che la pronuncia esatta è “Zius”. Torniamo al telaio, che ha un profilo costante di 20 mm, scarsi a dire il vero, siamo sui 19.7, che la rendono molto sottile e piacevole nella vista laterale, accompagnata da un grommet semi-cap, leggermente a rilievo, che ha la duplice funzione di sospendere meglio le corde e di proteggere il telaio. L’attacco al manico è smilzo lateralmente, mentre è  squadrato nella vista frontale, senza svaso e con un discreto spazio tra l’attacco dei due steli, che sono più “stesi” rispetto ad una Prestige, più simili ad una attuale Pro Staff 97. Nei tre setup provati, c’è una discreta differenza estetica, perché la A è davvero lunga, anzi oblunga, si perde un po’ quella forma fluida del 95 clssico e regolare, con un manico che spicca per la dimensione esaperata, ancor di più perché sottolineato dal cuoio, ma sopratutto, non si arriva a coprire tutto il manico, neanche con un overgrip molto lungo. Molto meglio nelle varianti B e C, dove la lunghezza rientra in canoni più umani e meglio raccordati al piatto 95, che corrisponde esattamente agli attuali 97 commerciali. Zus, per il manico, propone le tre alternative di forma, Head, Wilson e Dunlop, intercambiabili per tipologia e misura attraverso i pallets, mentre per la scelta del grip, seppure sia disponibile il grip sintentico, i due cuoi Fairway, nero e naturale, fanno un figurone e massimizzano il contatto con il telaio. Irrinunciabili su racchette di questa levatura, sarebbe come comprare una Aston Martin e lasciare la plastica sui sedili di pelle. uno dei segreti dei telai Zus, oltre a quello di essere prodotti con grafite di altissima qualità, è anche nel riempimento dei canali del telaio, attraverso schiuma poliuretanica a diversa densità. Dei tre telai che ho a disposizione, uno l’ho sezionato e ho potuto riscontrare l’effettiva diversità della schiuma nei diversi punti. Questo particolare processo di lavorazione, sebbene dia un plus alle racchette Zus, impone anche una selezione altissima dei telai, che, come detto, sono prodotti totalmente a mano e con tolleranze assolutamente minime, testimoniato anche dal fatto che un telaio su 4 viene scartato in fase di produzione, proprio per realizzare racchette identiche in tutto e per tutto. Per fare un esempio della precisione, i tre esemplari a mia disposizione per il test avevano uguale peso, al grammo, identico bilanciamento e 1 solo punto di inerzia di differenza, ma non parlo del risultato dopo l’intervento di custom, ma del telaio nudo, senza manico né pallets, prima di essere completato dalle mani esperte dell’ottimo Mirko Di Giacomo di TennisWorld Roma, rivenditore ufficiale Zus per l’Italia.

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