Tecnifibre T-Fight 305 DCS3

Tecnifibre crede molto nella sua linea T-fight, tanto da proporre tante varianti dello stesso telaio, con pesi e schemi corde differenti, per assecondare livelli di gioco e necessità di ogni tipo. Tra le più interessanti, vi ho già proposto la T-fight 300 DCS3 e T-fight 315 DCS3, entrambe con schema 16×19, mentre è arrivato il momento di testare la T-fight 305 DCS3, con schema corde 18×19, una soluzione alla quale l’azienda francese tiene in maniera particolare.

Scheda Tecnica:

Head size: 98 sqi
Peso: 305g
Bilanciamento: 325 mm
Swingweight: 321 (con Tecnifibre Black Code 4S 1.25)
String Pattern: 18×19
Rigidità: 66RA (rilevata)
Profilo M-C-T: 21.5-22-22 mm
Lunghezza: 27 pollici (Standard)

L’estetica della T-fight 305 è, di fatto, identica a quella di tutte le sorelle. Possiamo dire così perchè, oserei dire finalmente, la 305, come la 320, riceveun grande aggiornamento che la porta a 98 pollici quadrati, contro i  95 della precedente versione, che ormai sono in disuso nel mercato attuale. Il telaio presenta diverse soluzioni e finiture estetiche di rilievo, infatti, il blu e il nero sono satinati, mente il bianco e il rosso sono laccati, con una verniciatura molto intensa e profonda, che dà l’idea di qualità e sostanza. Solo il nero sulla testa del telaio è lucido. Non ci sono rilievi nel passaggio di colorazione diversa, a testimoniare la cura per i particolari, e le serigrafie sono parte integrante della verniciatura, per cui anche resistenti al tempo e agli attriti di gioco. La forma del piatto è leggermente squadrata, con i 4 angoli appena più pronunciati rispetto ad un telaio classico, mentre la sezione del telaio è ellittica, regolare su tutta la struttura, che ha 22 millimetri di spessore, ad eccezione dell’attacco al manico che è più snello di mezzo millimetro. La forma è bella, cattiva nel suo aspetto leggermente spigoloso, ma caratterizzato anche da steli classici e lunghi, che creano un bell’effetto di sospesione del piatto-corde, che ha uno schema sicuramente non fittissimo, quindi un 18×19 molto regolar enella spaziatura. Un particolare che salta all’occhio è il sistema EZLock, che sostituisce i classici passacorde, nei punti in cui l’incordatura va chiusa col nodo, per minimizzare la perdita di tensione e per aumentare la durata dei passacorde stessi. Non è un vezzo, nè un esercizio di stile e avevo apprezzato questa soluzione già nei modelli precedenti, perché funziona ed è a prova di incordatore negato.  Nota di qualità arriva dal manico, che è leggermente rettangolare ed offre una presa davvero comoda e naturale, grazie anche al Grip di serie, X-tra Feel, che premia soprattutto il comfort e l’uso prolungato, non troppo sensibile, ma ottimo anche senza Overgrip, e penso che nasca proprio per questo utilizzo. Infine, menzione obbligatoria per le due chicche estetiche presenti al tappo manico, rinnovato e più ricco che in passato, e negli steli, dove è presente la targhetta metallica, a rilievo, di originalità.

8 Commenti su Tecnifibre T-Fight 305 DCS3

  1. ciao fabio sono un 4.2 che usa molto back e tocco, mi sai fare un parallelo tra questa TFight 305 Dynacore la ultra 97 e la kennex q+5 pro da 310 grammi in ottica serve&volleys? racchette quasi stesso peso quale delle tre è meno faticosa? ed in particolare in uscita dal servizio quale è piu reattiva? al servizio chi esce meglio in slace e kick? la migliore vole e il tocco ?

    • Ciao, non capisco cosa intendi con “più reattiva in uscita dal servizio”. Per il resto, il kick più alto viene fuori con la Ultra 97, tutte, invece, toccano bene a rete, ma la pi stabile è la kennex. La Ultra 97 ha un tocco davvero niente male, mentre la Tecnifibre è più secca e la kennex più pastosa. Tra tutte, la meno faticosa è la Tecnifibre.

  2. Ciao Fabio, sei un grande 🙂
    Suddetta Tecnifibre mi pare un telaio sottovalutato, almeno ho questa sensazione.
    Dopo anni di DR 98 vorrei provare la TFight 305.
    Vedi bene un multifilo montato su questa racchetta?

    • Ciao, assolutamente si, ma monterei un monofilo solido, stile HDX, con un filamento più rigido, per non “ammazzare” troppo una corda eccessivamente morbida. Anche se sul braccio non arriva fastidio, la struttura è medio-rigida e le corde non devono essere eccessivamente cedevoli, ma rigide il giusto. Come alternativa, di ottima qualità, andrei su X- one e simili, ovvero corde sensibili e ben oliate, con una certa reattività dopo l’allungo. Ad esempio, eviterei il TGV.

    • In realtà, la DR 98 ha un flexpoint più alto rispetto alla T-fight, quindi la sensazione di morbidezza è più o meno simile. Sostanzialente, si equivalgono, con un vantaggio maggiore della TF nello spin, mentre la Yonex è leggermente più efficace nell’uscita del colpo meno coperto. Fanono parte della stessa categoria di racchette, per giocatori completi, anche con una certa propensione al gioco aggressivo, con la Yonex che offre qualcosa in più nel controbalzo, in virtù del dwelltime più lungo.

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