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Rossignol, l’usignolo cantava forte

Siamo nel 1982 e un giovanissimo Mats Wilander, solleva il prestigioso trofeo del Roland Garros. Ha 17 anni e sta involontariamente cambiando il tennis. Non attraverso il suo gioco, fatto di spin, fisicità e pressione da fondocampo. No, per quello ci aveva già pensato Bjorn, che con il suo stile aveva decretato una rivoluzione assoluta e inarrestabile. Mats invece ha scelto di abbandonare il metallo della sua “Tubex200” per passare ad una racchetta interamente in fibra sintetica e il palcoscenico del Roland Garros, è il meglio per lanciare un telaio innovativo e originale, specie se ci si trova anche a vincere. Era quindi inevitabile che una cassa di risonanza di quel genere comportasse anche un cambiamento nel mercato dell’attrezzo e ancor più importante, nei progetti e nei piani di sviluppo delle aziende. Il 1982 si appresta a diventare quindi un anno nodale per l’inizio della rivoluzione dei materiali e le tecnologie applicate al tennis.
Ma torniamo alla racchetta di Mats. E’ una Rossignol “F200”. E’ molto innovativa e rispetto alla precedente produzione della casa francese rappresenta un notevole salto nel futuro. Intanto, come detto, è integralmente in fibre sintetiche, nello specifico 20% grafite e 80% fiberglass. Poi è uno dei primi formati maggiorati, il 18% più esteso di uno standard (approssimativamente quindi un 81sq.inch). Infine, particolare non trascurabile, è una racchetta isometrica. In quel periodo quattro aziende producevano telai isometrici: Yonex con la famosa serie “R”, Snauwaert con la serie “Dyno”, Lacoste con le sue “Top” e appunto Rossignol, con la serie “F”. L’isometria di questa Rossignol però è diversa dalle altre. Qui abbiamo un ponte inverso che oltre a rendere le 10 corde centrali della medesima lunghezza, contribuisce a creare una resistenza strutturale e dinamica del telaio completamente opposta alle racchette tradizionali.
E’ insomma l’immagine del trionfo tecnologico e il mercato non può fare altro che seguire questa nuova strada. Dal 1982 al 1985 la produzione del legno cesserà quasi completamente.  
Durante il Salone invernale dell’articolo sportivo, agli albori del 1982, Riccardo Pietra, Direttore di Maxima, dichiara: il nostro paese, insieme all’Inghilterra, fa ancora registrare la maggior percentuale di racchette di legno. La racchetta di legno, dunque, dovrebbe rimanere da noi sempre la più diffusa, anche nei prossimi anni.”
Al Salone estivo dell’articolo sportivo, a metà del 1982, sempre Riccardo Pietra dichiara: ” Riconosciamo il grande successo che le racchette in fibra stanno ottenendo. Per questo anche la nostra ditta si è adeguata alla sempre crescente domanda di racchette di tecnologia moderna.” 
Rossignol insieme a Fischer, Völkl, Head e Kneissl era un’azienda che attingeva la propria tecnologia dalla ricerca nel campo sciistico. In questo caso l’uso delle materie sintetiche era prioritario. Altre aziende storiche come Snauwaert, Donnay, Dunlop e appunto Maxima, dovettero cambiare rapidamente e radicalmente le proprie strategie per rimanere vive sul mercato. Rossignol produsse “F200” in conformazione a “ponte inverso” per altri 10 anni, segno di una grande affezione dei clienti e successo del progetto.  Fu un’azienda con uno sguardo perennemente indirizzato al futuro e ricca di voglia di sperimentare. Basti pensare ai telai della fine degli anni ’80 che riportavano sulla grafica l’infinita complessità dei brevetti che utilizzavano, tali da farli sembrare dei trattati di tecnologia piuttosto che delle semplici racchette da tennis.
Infine è giusto ricordare che, anche se cessata la produzione del settore tennis dalla fine degli anni ’90, ancora oggi qualcosa di Rossignol ci rimane nella contemporanea produzione di racchette. Che cosa vi ricorda infatti questa stupenda VTS?…Ecco un piccolo indizio:
Raffaello Barbalonga
Irsa & Ukrsa Tutor, Pro Stringer & Master Racket Technician

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