Quella volta che consigliai di cambiare racchetta a Sloane Stephens

Correva l’anno 2010 o forse il 2011, ormai ne ho perso memoria, per guadagnare qualcosa, incordavo durante il torneno ITF Città di Caserta, città dove sono cresciuto e dove ho abitato fino a 10 anni fa. Il torneo era un evento molto atteso dal tennis casertano e campano, perché spesso accorrevano giocatrici di un certo rilievo e con bella classifica, ma soprattutto perché era un evento.  Aiutavo un amico, proprietario di un negozio specializzato, che aveva necessità di una figura che si occupasse, con cura e precisione, delle racchette delle tenniste in gara. Da solo coprivo tutto il tabellone femminile e i primi giorni erano davvero una follia per il carico di lavoro, ma era sempre bello stare nel tennis di un certo livello.

In tabellone, la favorita era Romina Oprandi, braccio esaltante, gioco per nulla banale, e tutti facevano caso a lei, per una questione di classifica. Ma, già dai primi turni, si era intravista una giocatrice di colore, una ragazzina, che con la sua corsa felpata e un gioco non troppo appariscente, aveva fatto fuori scalpi importanti. Sloane Stephens aveva 17 anni, ancora acerba, ma con tanta qualità, serviva e colpiva forte, senza mai strappare e mettendo sempre tanto fisico sui colpi.

Il suo Coach, Mr Smith, un ragazzone inglese ex Pro, mi portava le racchette allo stand incordature, non vedevo mai Sloane e, lavorando dalla mattina alla sera sulle racchette, non avevo fatto caso a che racchette utilizzasse. Mr Smith giocava con una racchetta non banale. Appena guardai dentro gli steli, capii che era un gioellino, perchè c’era stampato “I.Ljubicic”. Era una Head Extreme Pro, oblunga e con un manico particolarissimo, grosso e conico, mai visto prima. Il ragazzone mi spiegò che erano molto amici con il tennista croato e che gliele aveva regalate dal suo stock personale. Insieme alla Extreme Pro, mi portava sempre anche una Prestige Youtek MID e, appena presa un po’ di confidenza, gli chiesi come facesse ad alternare una Mid da 93 e una MP profilata da 100 pollici, per quanto zavorrata come il Titanic. La sua risposta fu davvero inaspettata: “La Prestige Midsize non è mia, è la racchetta di Sloane”. Immediatamente e senza rendermi conto che stessi parlando con un coach di una giocatrice di livello internazionale, mi lasciai andare in uno sproloquio su quanto fosse castrante quella racchetta per il gioco della ragazza e di come avrebbe potuto ottenere lo stesso livello di controllo da un telaio più leggero e meno estremo nella superficie di impatto.

Quando me ne resi conto fu troppo tardi, Mr Smith mi guardava fisso, serio, senza emettere alcun suono, dall’alto dei suoi quasi due metri e pensavo non rispondesse solo per il suo essere educatamente British. All’improvviso, mi fermò e mi disse “Ok, amico mio, sei la persona che cercavo. Ti va se, dopo che hai finito con le incordature, ci vediamo un po’ per parlare con Sloane della sua racchetta?”. Rimasi sopreso, colpito e fortemente stimolato da quella sua richiesta. Volevo fare il figo e far vedere che ci avrei pensato, ma, in meno di tre secondi netti, mi uscì un “Of course, it’s my pleasure”.

Finito il mio lavoro con le racchette, fu il momento di dedicarsi alla consulenza. In realtà non sapevo se esprimermi al 100% o se trattenre un po’ la mia foga tecnica. Sloane Stephens era bellissima, aveva due fari al posto degli occhi e una vocina che poco c’entrava coi muscolacci che le uscivano dalle spalle. Era dolce, si, ma quando le cominciai a snoccialare la questione, mi guardava esattamente come farebbe l’amico, quando gli dici che deve smettere di fumare, ti dà udienza, ma non sembra ascoltarti per nulla. Era legatissima alla sua Prestige Mid, diceva che nessun’altra racchetta le aveva mai dato la sensazione di potenza e controllo che aveva provato con quel telaio, che, in realtà, era anche appensantito a oltre 350 grammi e aveva un manico almeno L4. Incordava con Luxilon Alu Power a 23 o 24 kg, a seconda della necessità. La provai, per capire quale sensazione cercasse nella racchetta e quanto il suo custom incidesse sulla giocabilità. Era effettivamente molto potente, ma il margine di tolleranza era vicino allo zero e la maneggevolezza praticamente inesistente, visto che la gran parte del custom era stato operato sull’ovale. Inoltre, la palla non girava, non c’era grip delle corde, scappava via senza poter dare un minimo di spin, anche per l’inerzia del telaio,ad occhio sui 360 punti. Una follia, eppure era arrivata già ai quarti di finale di un torneo ITF.

Mr Smith si sfregava le mani, perché aveva trovato un compagno d’armi nella sua battaglia per il cambio racchetta della sua assistita. Alla fine del mio test, le proposi alcuni telai per cambiare la sua, sempre restando in Head. La mia prima scelta, nel suo caso, era la Radical Youtek IG Pro, morbida, come piaceva a lei, e dedita al controllo e alla sensazione di palla, ma che sapesse coprire il colpo in maniera più semplice e sfruttare il suo colpo morbido nelle rotazioni e pesante nella spinta frontale. Una gran bella racchetta, classica nell’appeal, ma anche umana nella gestione. La Stephens, immediatamente mi chiese quanto pesasse. Le risposi “310” e lei replicò con un “What?” e io, ancora, “310”. Si girò verso il suo coach e disse qualcosa a voce bassa e in uno slang che non riuscii a intendere. Si girò di nuovo verso di me e mi ringraziò per il tempo dedicatole. Mr Smith, con la faccia poco convinta, mi ringraziò e mi disse “Ci abbiamo provato, amico mio, grazie”.

La realtà è che il telaio troppo pesante la rallentava in tutte le fasi di recupero, ma soprattutto le imponeva la perfezione nei movimenti e, finché comandava lo scambio, faceva del male fisico alle avversarie, ma bastava che dovesse correre un po’ per vedere tutte pallette inconsistenti e di fraseggio. La Stephens, però, le doti tennistiche le aveva e lo dimostrò raggiungendo la finale, contro la Oprandi, perdendo senza mai comandare davvero il match, nettamente, senza margine e subendo molto il tennis agile dell’avversaria.

Al termine del torneo, presi i contatti del suo coach, per un eventuale necessità futura, ma lui ripeteva che con Sloane era una partita persa e che non l’avremmo smossa di un millimetro dalla sua posizione.

Pochi mesi dopo, Sloane Stephens fece la sua prima apparizione nel tabellone principale di un torneo WTA americano, con in mano, udite udite, una Radical Youtek IG Pro, passando da n. 400 a n.199 del circuito.

23 Jan 2013, Melbourne, Australia — epa03550893 Sloane Stephens of the USA celebrates winning her match against Serena Williams of the USA, in the quarter finals of the Australian Open tennis tournament in Melbourne, Australia, 23 January 2013. EPA/MARK DADSWELL AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT — Image by © MARK DADSWELL/epa/Corbis

Da allora, dal 2010, la Stephens ha sempre giocato con Head Radical e mi piace pensare che sia anche un po’, ma veramente poco, per merito mio.

In fondo, si vive anche di gloria, no?

 

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