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La nascita del formato “contemporaneo”

Il grande salto che “AMF Head” compì nel 1983 passò attraverso due modelli che rilanciarono il brand. Director e Edge in Europa furono top vendite per due anni e per suggellare il grande successo vennero coniate due Special Edition (RA63, 100%graphite, 340.000£ e 440.000£) nel 1984. Al Mias di ottobre però l’ennesimo colpo di scena: se Director copriva la fascia oversize con i suoi 100 Sq.In. (+45%) e Edge quella dei midsize con 86 Sq.In., la vera novità si chiamava Graphite Pro e chiudeva il cerchio inserendo il rivoluzionario formato MIDPLUS, + 35% ovvero il famoso 600cm2 (93 Sq.Inch).


Graphite Pro (RA 55 – 65% graphite, 35% fiberglass per 199.000£ nel listino 1985) legò la propria fama a due nomi top del mondo dei terraioli: Emilio Sanchez e Alberto Mancini.
Insieme alla Graphite Pro, nello stesso listino, tra le altre, comparvero anche la Comp Pro (RA 45 – 50% graphite, 50% fiberglass, 166.000£ listino 1985) e la Comfort Edge ( RA 49 – 65% graphite, 35% fiberglass, 230.000£ listino 1985, legata ai nomi di Claudio Panatta e Henri Leconte).
Subito dopo comparve la versione Special Edition Pro, con specs leggermente modificate (RA 62 – 100%graphite, 280.000£ listino 1985) e una livrea molto accattivante.

Ma il finale di stagione del 1985 regalava la piu grande novità degli ultimi anni. Direttamente dalla galleria del vento (gli studi erano iniziati proprio con la Graphite Pro), con quel suo sibilo frusciante che sarebbe diventato inconfondibile, con quel nuovo materiale (nuovo fintamente: il twaron è semplicemente aramide che non paga i diritti del nome “kevlar” registrato da DuPont nel 1965), ecco che vedeva la luce Prestige Pro (RA 60/62 – 90%graphite, 5% fiberglass, 5% twaron, 349.000£ listino 1986).


Insieme a lei Elektra Pro (RA 48 – 60% graphite, 30% fiberglass, 10% twaron, 249.000£ listino 1986) e Elite Pro (RA 52 – 75% graphite, 15% fiberglass, 10% twaron, 299.000£ listino 1986, brandita da Conchita Martinez) andavano a rivoluzionare il concetto dei midplus agonistici.
Il resto è praticamente storia contemporanea, Prestige si è evoluta e aggiornata fino ai giorni nostri, implementando le specs con miglioramenti ottenuti dai rapporti con le “cugine” ProTour e Radical.
Oggi non ci resta che testare le sue antenate e capire se davvero giocano come delle vecchie glorie. Io so solo che l’ho prestata a un 2.2 per scherzo e per averla indietro a fine giornata ho dovuto quasi litigare..

Raffaello Barbalonga
Irsa & Ukrsa Tutor, Pro Stringer & Master Racket Technician

 

10 Commenti su La nascita del formato “contemporaneo”

  1. Che coincidenza, ci sto giocando in questo periodo con la Graphite Pro e sto cercando di capire disperatamente se c’è qualcosa di uguale con testa da 95″. La Graphite Pro è 89,5″ effettivi, 355 grammi finita, Swingweight 345. Si muove bene, feeling pazzesco, controllo assoluto, spin coperto ottimo. Mette in SERIO dubbio tutte le certezze delle racchette contemporanee. Ho giocato con un mio amico che ha la nuova Pure Drive, con tanto di scommessa, ha perso 6-1 6-2. La combinazione tra flex, swingweight, bilanciamento e pattern ne fanno un telaio che funziona alla perfezione, ma in modo diverso dai telai di oggi.

    Il problema vero (per chi regge il peso) è la testa di 89 pollici. Troppo piccola per spin da difesa, rovescio a due mani, risposta al servizio. Adesso sto cercando di capire se le Head 660 dell’epoca (o la PT630) possono rappresentare la soluzione. Altrimenti mi tengo la mia Six.One ncode.

    Se gioco per divertirmi, e gioco per divertirmi, voglio sentire quel tipo di sensazioni quando colpisco.

    • Cpnsidera che Head continua a proporre la serie Prestige, opprortunamente rimodernata, proprio per stare al passo coi tempi e non soccombere di fronte ad un avversario con un telaio tubolare. Nella gamma attuale c’è la MId da 93, bella, sensibile e capace anche di alcune rotazioni interessanti, mentre la Prestige Mp, seppure alleggerita rispetto alle Pro Tour, continua a dare buone sensazioni di classicità e feeling vivo. Come avrai visto, è stupendo giocare con telaio ultraflessibili, ma se implica anche una testa piccola, allora tutto va a rotoli. La tua Ncode, in confronto alle racchette citate nel post, è un telaio modernissimo e opportunamente più rigido.

  2. Io ho una teoria, i telai flessibili risultano più manovrabili. Questo permette di caricarli di più come peso, traendo tutti i benefici del caso. Allo stesso modo, ed insieme all’inerzia, il flex incide molto sullo spin, accentuandolo. Questo ti consente di utilizzare un pattern fitto. Questo è il motivo per cui un telaio molto flessibile, pesante, con inerzia elevata e pattern fitto (vedi tanti Pro) fa TUTTO bene. Teorie personali ovviamente.

    • La cosa andrebbe vista al contrario, ovvero che i telai flessibili vanno necessariamente caricati di massa, o polarizzati, per renderli efficaci. Solitamente si tende a preferire un bilanciamento arretrato perla migliore gestione della massa e da qui nasce la sensazione di maneggevolezza, che in realtà è più di “testa educata” che segue il comando del braccio.

  3. Si la Ncode sembra una Pure Drive a confronto.

    Potrei sbagliarmi ma sulla rigidità ho sempre avuto la sensazione che a parità di specifiche risulta più maneggevole, e ti propongo anche un’iperbole per supportare la mia tesi: immagina che la racchetta che usi, con lo stesso peso bilanciamento ecc. fosse di gomma flessibile. Quando esegui lo swing la testa della racchetta flette e la muovi come vuoi, perchè non stai muovendo tutto il peso ma soltanto una parte, il resto resta fermo per qualche centesimo di secondo. immagina di sventolare il manico in legno di una scopa, ed dopo un manico identico ma flessibile, quale è più pesante? Questa sensazione l’ho sempre avuta ma ripeto posso anche sbagliarmi.

    • Le racchette non si piegano nello swing, ma solo all’impatto. Ad ogni modo, la sensazione, come vedi è importantissima e un telaio più morbido è innergabilmente più connesso, a parità di altri parametri. Oggi, però, la sensibilità va in secondo piano rispetto a tanti altri fattori, come potenza e velocità di esecuzione, ecco perché la flessibilità si vede sempre meno, anche se ci sono marchi che insistono sul supersoft, come Prince e Donnay.

  4. E fanno bene direi perché l’equazione racchetta leggera rigida = migliore per tutti a me non convince per niente 🙂 Ovviamente non mi aspetto che tu sottoscriva questo ma sospetto che ci sia anche una questione di qualità discutibile delle produzioni moderne.

    • Molti pensano ci sia una minore qualità in produzione, ma la qualità, oltre che ai materiali, attiene alle tecniche produttive e alle ingegnerizzazioni adottate per i nuovi telai. Qualcun altro dice che c’è meno grafite, ma è normale, i telai pesano mediamente 40 grammi in meno ed è fisiologico che sia così. Non è un male, è una questione di opportunità, se le aziende facessero tutte telai pieni di grafite, ci vorrebbe il doppio della forza per farle funzionare e, onestamente, i telai pesanti sul mercato, R 97 in primis, vanno una bomba e non difettano di nulla, anzi difettano gli appassionati che le usano. Vedi, quando ero ragazzo, esistevano pochissimi telai da agonista, Prestige, Sixone 95 e qualche fenomeno vero adoperava la pro staff orginal 85, mentre l’appassionato “scarso” doveva accontentarsi di telai che non avevano il minimo gusto, ma soprattutto era tagliato fuori da un giro di tornei e di competitività. Oggi è diverso, le aziende hanno fatto in modo che, con i loro attrezzi, un tennista con due anni di esperienza riesce a battagliare con uno più forte, perché la racchetta gli permette di essere più “sporco” nei movimenti. Ma è chiaro che, se hai gesti bianchi, prendi una mazza ferrata degli anni ’90 o dei primi 2000 e fai i buchi per terra dalla pesantezza. Dipende da cosa cerchi, personalmente ho molti telai classici e pesanti, ma se devo far battaglia con un mio pari-livello, mi porto un telaio da 300-305 grammi, pieno, ma leggero. In questo la scelta e l’oculatezza fa tantissimo.

  5. Sempre interessante leggerti, e non intendevo occupare questo spazio per iniziare lunghe discussioni su questo tema. Sul fatto che oggi un quasi principiante possa divertirsi prima mi sembra giusto.

    Non so prendiamo il paragone tra una Six.One 95 16×18 e una Pure Srike 98. Sai che a me personalmente non risulta più facile la seconda? Perchè con la prima mi “invento” più cose, forse asseconda un mio modo naturale di swingare più lentamente non so. Posso colpire al volo, un po’ in ritardo ecc.

    Le 100×300 sono oggettivamente facili, e alcune mi piacciono anche molto tipo la Pure Drive, però sicuro che alla fine controllare sempre bene la palla ed imprimere molto spin non sia anche lì una bella abilità non affatto scontata? Insomma secondo me un po’ dipende anche dalle caratteristiche del tennista e da come percepisce la racchetta, perché l’aspetto psicologico influisce molto sulla resa. Ovviamente parlo dalla mia esperienza di 4.0 con discreta tecnica, e giocando due massimo tre volte a settimana non ho bisogno di non appesantirmi.

    Poi aggiungerei che secondo me ci vuole un compromesso, il feeling della racchetta / corde è importante perché giochiamo per divertirci, e dunque perché dovrei giocare con un qualcosa che mi trasmette sensazioni “nervose”?

    • Possiamo discutere quanto vuoi, TennisTaste serve a questo 😉
      Per quanto riguarda la differenza tra racchette leggere e pesanti, dipende dal tipo di gioco. C’è chi si appoggia alla massa del telaio, lasciando che spinga di sostanza, ed è il tuo caso, e c’è chi entra violentemente sulla palla e preferisce lanciare il telaio in traiettorie più forzate, quindi con un telaio leggero e rigido lo fa meglio. Lo swing determina, ancora prima del feeling, la tipologia di racchetta adatta.

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