I calzini da tennis

Come tutta l’attrezzatura tecnica per il tennis, anche i calzini si sono evoluti con il passare degli anni, a testimoniare l’importanza di un elemento troppo spesso sottovalutato o dato per scontato.

I calzini, infatti, rappresentano l’elemento di congiunzione tra i piedi e le scarpe e, se fossero trascurabili, giocheremmo senza, ma non è così e c’è da capire quale calzino faccia al proprio caso, non solo per preferenza, ma anche per necessità e opportunità.

Per fare un esempio concreto, se le scarpe rappresentano gli penumatici di un’auto, i calzini sono il cerchione sul quale viene montata la gomma, dovendo aderire bene e calzare alla perfezione per evitare eccessivi attriti o eccessivo movimento. Infatti, il ruolo dei calzini è fondamentalmente quello di creare un giusto livello di attrito del piede sulla superificie interna della scarpa, ma garantendo comfort e protezione dalla pressione che la scarpa stessa esercita sul piede quando effettuiamo i movimenti di carico/scarico e negli spostamenti laterali.

Molto spesso, si pone attenzione sulla scarpa, ma non si dà il giusto peso al calzino, scegliendo prodotti che hanno più un appeal commerciale ed estetico, piuttosto che tecnico. In tal senso, è molto facile vedere un appassionato che sfoggia le sue Nike Vapor Tour di Federer, adagiate su un calzino a spessore unico, senza differenziazione delle zone di shock e di pressione. Ancora meno frequente è il controllo dei materiali che compongono la calza, cosa a cui tutti dovremmo porre attenzione.

I calzini, che devono avere sempre una buona percentuale di cotone, vanno scelti innzitutto per necessità, in base a quelle che sono le peculiarità dei nostri piedi e delle scarpe che scegliamo di adoperare. Esistono prodotti molto diversi, con tre, quattro o più spessori differenziati nelle diverse zone, che consentono di trovare la giusta protezione. Si, giusto, si parla di protezione, perché prima della scarpa, sono i calzini a svolgere un’azione protettiva sui piedi, ma anche sulla caviglia, grazie alla pressione che la zona elastica produce dal malleolo a salire, con la compressione del soleo. In pratica, se scelto bene, il calzino funge anche leggermente da cavigliera e non è un caso che nel tennis si utilizzi di mezza lunghezza.

Oggi, tutte le aziende propongono prodotti di diverse fatture e consistenze e sarebbe davvero stupido rivolgersi ad un calzino monospessore, che non garantisce la necessaria protezione e la giusta prestazione rispetto alle calzature moderne. Il consiglio principale è quello di adoperare sempre, e dico sempre, calzini a spessore differenziato, con il rinforzo nelle zone di maggiore attrito, come avampiede e tallone, con anche una fascia di pressione sull’arco plantare, per meglio garantire la stabilità e l’inamovibilità del tessuto sui nostri piedi e per migliroare la tenuta della calzatura nella zona mediana. Ma non basta prendere uno spessore differenziato, bisogna sceglierlo in funzione della scarpa che si utilizza. Prediamo ad esempio due dei personaggi più importanti del tennis, Federer e Nadal, che adoperano scarpe e calzini di una differenza abissale. Lo svizzero, infatti, usa della scarpe molto leggere e con una protezione scarsa, ma alloggiate su un doppio calzino a due spessori, mentre Rafa Nadal utilizza delle scarpe molto protettive, più pesanti, su un calzino multispessore, almeno con quattro zone diverse tra compressione sull’arco plantare, avampiede, tallone, zona metatarsale e caviglia. Entrambi hanno trovato un equilibrio di protezione e comfort legato in funzione delle scarpe e delle preferenze di sensibilità, ma in maniera totalmente diversa l’uno dall’altro.

Non esiste, quindi, il calzino perfetto per goni tennista e per ogni scarpa, piuttosto bisogna districarsi tra le centinaia di modelli disponibili sul mercato, cercando quello che meglio possa coniugare la prestazione al comfort e alla sensibilità, perché è anche importante sentire gli appoggi e la trazione che le scarpe creano con il terreno.

Bisogna quindi porre l’attenzione su tre punti fondamentali:

  1. Lo spessore delle zone di contatto estremo con la scarpa, come tallone e avampiede, non devono essere eccessive, specie se si ha già una scarpa protettiva o con una tomaia spessa. Il rischio è quello di trovarsi in una sensazione di “pantofola”, troppo soft, troppo seduta e senza la minima sensibilità a restituire i feedback dei piedi. Inoltre, è importante far caso al tipo di sudorazione che i piedi producono, perché, se è eccessiva, un calzino con un collo e le dita più areate può fare la differenza in traspirazione. Sempre relativamente al dorso del piede, uno spessorre troppo sottile, specie in abbinamento a scarpe con tomaia leggera, può creare un fastidioso effetto di pressione dei lacci. Più in generale, se la scarpa è già protettiva, il calzino potrà essere anche meno strutturato, mentre se la scarpa è meno protettiva, un calzino più tecnico può offrire il meglio.
  2. La taglia. Sembra banale, ma non lo è. Tendenzialmente i calzini vanno presi “giusti”, cosa davvero difficile perché è un prodotto che è difficilmente disponibile alla prova, visto che solitamente sono chiusi, imbustati o punzonati alla confezione. Fermo restando che le taglie sono differenti da azienda ad azienda, prendere il calzino giusto significa evitare una taglia eccessiva, che farebbe troppe pieghe, a rischio sudorazione e vesciche, mentre troppo piccolo rischia di stringere il piede in maniera eccessiva ed eccedere nella compressione, ridurre la superficie di appoggio e creare una riduzione di senso di equilibrio. La taglia giusta è quella che consente, senza fatica, di aprire le dita nella pressione a terra. In questo aspetto, conta moltissimo la qualità dei calzini, che devono avere delle proprietà elastiche, che non creino ecessivo sforzo delle dita nella ricerca dello spazio di appoggio, ma che sappiano anche aderire al meglio possibile. Chiedete sempre di verificare la taglia, farà la differenza.
  3. La forma. Come per le scarpe, anche i calzini hanno forme diverse e non tutti calzano come desideriamo. Pianta stretta, pianta larga, compressione maggiore dell’arco plantare o della caviglia sono tutti aspetti da verificare durante l’acquisto, per non trovarsi con la sorpresa di una calza che si muove eccessivamente sul piede, senza aderire, oppure con un effetto “laccio emostatico” su caviglia e collo del piede. Inoltre, è possibile trovare calzini con uno sviluppo volumetrico molto differente, cosa che incide fortemente sulla vestibilità e sulla tolleranza rispetto alla taglia. L’elasticità sopperisce solo parzialmente e bisogna verificare quanto il calzino “cede” sotto sforzo. Non tutti gradiscono, ad esempio, una compressione forte sull’arco plantare e ciò può portare all’intorpidimento del piede in breve tempo.

Infine, oltre ai tre aspetti appena considerati, vi consiglio di verificare sempre anche la capacità di frizione del tessuto. Quasi tutte le calzature attuali, specie considerando i top di gamma, presentano dei materiali ad alta frizione, utilizzati in zone specifiche dell’interno della tomaia, ma è bene provvedere a valutare anche la capacità di attrito del calzino stesso. Molto dipende dalla composizione e, se sono presenti lana e cotone, ci sarà un attrito maggiore rispetto a quanto farebbe una composizione più sintetica, molto più avvezza allo scivolamento sotto sforzo e sotto calore, oltre che alla scarsa traspirabilità. Il calzino è uno di quei capi in cui l’elemento sintetico può migliorare alcuni aspetti, ma non potrà mai sostituire del tutto l’elemento naturale.

 

 

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