Dunlop NT Revolution Tour

Dopo la Serie I-Dapt, poco fortunata, almeno in Italia, Dunlop riparte con le racchette della serie NT, che comprende NT Revolution 3.0 e NT Revolution Tour.

La sigla NT sta per Natural Tennis, poichè Dunlop ha aggiunto un filamento di rame alla grafite. Partendo dal presupposto che il rame porti beneficio al corpo umano, questo materiale è anche un ottimo conduttore e, esssendo l’uomo attraversato da piccole scosse elettriche nella sua attività vitale, la tecnologia NT promette più comunicazione tra attrezzo e tennista. Una semplice scelta, che va a creare una serie composta da due telai, la NT Revolution 3.0 e la NT Revolution Tour, di cui ci parliamo oggi nella recensione.

La Dunlop NT Revolution Tour nasce dalle ceneri di un telaio dai tratti decisamente agonisitici e puristi come la Dunlop 300 Tour. Un attrezzo che il marchio inglese ha proposto negli anni, sempre nel peso di 304 grammi, ma con varie composizioni e rigidità, tra i 62 e i 64 punti. Si tratta di uno stampo PT924, un boxed beam comune ad alcune aziende, tra cui la più fortunata T-fight limited edition di Tecnifibre, che era proposta sia in versione 18×20 che 16×19, sicuramente la più apprezzata.  L’aggiornamento alla versione NT Tour, però, ha portato non solo l’aggiunta del rame, ma una profonda rivisitazione delle masse del telaio, che ne hanno variato peso, bilanciamento, rigidità e resa, ma non la destinazione d’uso.

Scheda tecnica:
Headsize 97 inch2
Peso 314 g
Schema corde 18×20
Bilanciamento 316 mm
Swingweight (incordata) 321 punti
Rigidità 61 RA
Profilo 20 mm costante

Partiamo dall’estetica. La racchetta ha un profilo stretto e una forma molto bella e filante, da racchetta agonistica quale è. accattivante e unisce tanti colori ad un paintjob molto movimentato, in pieno stile Dunlop. Il giallo fluo e il nero dominano il tealio, fornendo un aspetto dinamico e cattivo, quasi belligerante. Il bianco intervalla i due colori principali, ben raccordandoli nei vari passaggi di colore. La vernice è di tre tipi, giallo fluo con Aeroskin, la tecnologia di penetrazione dell’aria, soprattutto sulla testa e parte bassa del piatto, nero opaco sugli steli e lucido su un lato del piatto, mentre il bianco è sempre lucido, sia nelle serigrafie, sia sul lato di piatto-corde che occupa. Il paintjob è riuscito e al tatto è notevole, senza sbavature o scalini nei passaggi di vernice. Al manico troviamo la solita forma Dunlop, tendente al quadrato, apprezzato da tanti per la facilità di presa che riesce a donare, ma, ad essere onesti, il grip di serie giallo fluo ha un aspetto povero, con  una finitura zigrinata e i fori che lasciano intravedere i filamenti di rame probabilmente troppo grossi. La scelta del Grip traforato è dettata dalla necessità di collegare il telaio alla pelle, proprio per attivare la comunicazione elettrica tra i due corpi, ma un cuoio avrebbe dato un altro effetto al telaio, mantenendo inalterato il suo carattere “Natural”. Per fortuna, montando un overgrip, si risolve tutto.

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