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Il curioso caso di Maria Sharapova

Il doping è un elemento che mina fortemente i principi dello sport, basati sulla competizioni ad armi pari e senza aiuti esterni per arivare alla vittoria. Anzi, il doping è il contrario dello sport, perché singifica prendere in giro i propri avversari, i propri sponsor, i fans e sé stessi.

Tuttavia, nella vita, anche in quella sportiva, tutti hanno diritto ad una seconda opportunità e bisogna guadagnarsi nuovamente la fiducia du tutti. Non è andata esattamente così per Maria Sharapova, che, al rientro dopo 15 mesi di squalifica per il famoso caso del Meldonium, ha incassato subito, e troppo facilmente delle Wild Card per partecipare ai tornei più importanti del circuito.

I casi di doping, in passato, sono stati tanti, qui un racconto esaustivo a cura di Sportface.it, e hanno visto nomi illustri tra le squalifiche. Hingis, Cilic, Troicki, sono solo alcuni degli atleti, che per una sostanza proibita, non solo dopante, ma anche stupefacente, o per un mancato controllo hanno ricevuto punizioni esemplari e che, soprattutto, non hanno ricevuto agevolazioni al rientro nel circuito, come accaduto, invece, a Maria Sharapova. Victor Troicki, nello specifico, dopo la squalifica per un mancato controllo antidoping, si è ricostruito il ranking partendo nuovamente dai tornei Challenger, sporcandosi le mani e rifacendo tutta la gavetta necessaria a ripulire la propria immagine e dimostrando di meritare la classifica conquistata.  Lo sport è un esempio e Troicki lo sa bene, per questo si è rimboccato le maniche ed è sceso negli inferi dei challenger a lottare, senza elemosinare nulla da chicchessia. La sua seconda chance se l’è giocata bene, fino in fondo ed oggi la sua immagine è assolutamente pulita, è uno sportivo, un lottatore e un osso duro da battere.

Per Masha, invece, è diverso. Intorno a lei girano molti più soldi, molti più sponsor, ha molti più corteggiatori tra gli organizzatori dei tornei, soprattutto ora che la numero 1 naturale del tennis femminile, Serena Williams, è fuori per maternità. Non sono da meno gli Internazionali BNL d’Italia, che le hanno riservato una Wild Card per il Main Draw, preferendo la partecipazione della siberiana anche a discapito di Francesca Schiavone. Un caso molto curioso, che mette gli interessi economici di un torneo davanti alla purezza e al senso dello sport stesso. Come nel caso di Troicki, probabilmente anche la Sharapova avrebbe fatto una figura migliore e avrebbe zittito tutte le polemiche, se avesse preso parte alle qualificazioni dei tornei,  senza ottenere favoritismi, che avrebbe vinto a mani basse, e senza togliere possibilità ad ltre giocatrici che con il doping non hanno mai avuto nulla a che fare. Lo sport è meritocrazia, è giustizia, ci sono delle regole alla base di tutto che vanno rispettate per mostrare la propria grandezza, fuori e dentro al campo, ma non per tutti. Inoltre, Masha avrebbe potuto guadagnare molti più consensi di quanti non abbia, anche perché non è certo famosa per la sua simpatia, anche a detta delle colleghe tenniste.

Un conto è rientrare dopo un infortunio, con l’aiuto di una Wild Card per il tabellone principale di un torneo, un altro è rientrare dopo una squalifica per doping, il massimo livello di delegittimazione di un campione, e trovarsi una stagione spianata con le Wild Card. Un caso più unico che raro quello di Masha, che fa buon viso a cattivo gioco e accetta tutte le offerte possibili dai tornei, che sperano di attirare più spettatori e di arginare la mancanza di Serena. Ma non funziona così, non è una strada praticabile e, soprattutto, stonano anche le immagini che ritraggono il Presidente Binaghi, in veste ufficiale al Colosseo, con Maria Sharapova e definendo il momento come “Uno spot per lo sport in generale, per i valori che lo sport veicola soprattutto tra i più giovani”. Ma questo curioso caso di Maria Sharapova, Presidente, al quale vanno i miei complimenti per tante altre iniziative promozionali,  rischia di essere uno spot più negativo che positivo.

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